Già colonia spagnola, l’Uruguay raggiunse l’indipendenza nel 1825. In base alla Costituzione del 1966, l’Uruguay è una democrazia costituzionale con un presidente e un parlamento bicamerale eletti (Senato e Camera dei rappresentanti). La costituzione prevede un forte organo esecutivo centrale, sottoposto a controlli legislativi e giudiziari.
L’esecutivo è composto da un presidente e da un vicepresidente, da un’Assemblea generale e da un gabinetto di dodici ministri.
Il presidente, il vicepresidente e l’Assemblea generale vengono eletti a suffragio diretto ogni cinque anni. L’assemblea è composta da una Camera dei deputati (99 membri) e da un Senato (31 membri).
La corte di grado più elevato è la Corte di giustizia, composta da cinque membri nominati dall’esecutivo ogni cinque anni; il sistema giudiziario si compone inoltre di corti amministrative, civili, penali e dipartimentali.
La scena politica è stata dominata per quasi due secoli, a partire dall’indipendenza, da due sole forze: il Partido Colorado (di tendenza vagamente liberale) e il Partido Blanco (detto anche Nacional, cattolico e conservatore); i due partiti prendono il nome dal colore dei drappi che li distinguevano agli inizi della loro vicenda. Dalla fine degli anni Ottanta del Novecento è andata affermandosi una terza forza, la coalizione di sinistra chiamata Convergenza Progressista, che raccoglie socialisti, comunisti, indipendenti e membri del movimento dei tupamaros.
